CHI SONO E PERCHE'

CHI SONO NELLA VITA

Mi chiamo Massimo Gessi, oggi ho 73 anni, i miei studi li ho interrotti finito il secondo anno della facoltà di Fisica con indirizzo in Astrofisica perché avevo realizzato che la mia vita non sarebbe stata negli spazi interstellari bensì molto più in basso, nell'aria della nostra atmosfera terrestre dato che pochi anni prima avevo preso i brevetti di pilota di aeroplani a motore e poi il brevetto di volo a vela (gli alianti) per finire, professionalmente, sugli aerei dell'Alitalia (quella vera) come Flight Engineer, professione oggi abolita dall'elettronica sugli aerei commerciali che è passata allo spazio sulle navette spaziali; Samantha Cristoforetti ha la licenza di Flight Engineer sulle navicelle spaziali Soyuz. Qualsiasi paragone con Lei è ovviamente escluso, AstroSamantha è spaziale, appunto.

Oggi sono un pensionato che gioca a Golf e studia il Golf perché così facendo rimane vivo, in salute e sveglio col cervello, soprattutto divertendosi, il che contribuisce ulteriormente a migliorare e allungare la vita.

CHI NON SONO. Non sono un megalomane, lo garantisce la mia professione che è passata attraverso un setaccio di 4 esami professionali e 2 esami medici presso l'Istituto di Medicina Legale dell'Aeronautica Militare ogni singolo anno per 33 anni consecutivi. Nessun megalomane avrebbe mai potuto arrivare alla pensione nel nostro ambiente. Mi corre l'obbligo di specificarlo perché quanto ho fatto adesso nel mondo del Golf potrebbe in effetti porre la domanda.

CHI SONO NEL GOLF

Golfisticamente sono nato nel 1983 in India, sono diventato Giudice Arbitro nel 1991 e nel 2005 ho superato gli esami con la Commissione esaminatrice di St. Andrews, avendo nel frattempo ricoperto molti ruoli, ufficiali e non, nel mondo del Golf.

Grazie al mio lavoro ho giocato e conosciuto a fondo il golf di tutti e cinque i continenti; non in Antartide perché fa troppo freddo per i miei gusti né sulla Luna che è troppo esclusiva, ci ha giocato un solo astronauta: Alan Shepard che ha tirato due palline con un ferro 6 adattato che oggi è esposto al Museo della USGA.

Ho fatto il volontario, praticamente in tutti i ruoli, in una Coppa del Mondo, in un paio di Open d'Italia e in varie manifestazioni nazionali.

Sono stato lo Starter ufficiale in due Open d'Italia.

Da Presidente della sezione Golf dell'Alitalia ho organizzato tornei interni, regionali, internazionali e una Coppa del mondo tra le Compagnie Aeree.

Per qualche anno a metà degli anni '90 sono stato il Responsabile per il Lazio della riassegnazione degli handicap ai giocatori che l'avevano perso per il troppo tempo passato senza giocare a golf.

Ho arbitrato molti tornei nazionali di Dilettanti, Professionisti e Pro-Am più un paio di tornei internazionali.

In Australia ho imparato a giocare da cieco con i ciechi e poi l'ho dovuto fare per davvero per un certo periodo; ho giocato con i paraplegici che mi hanno battuto per loro merito, quell'esperienza mi è servita per continuare a giocare anche con un braccio legato al petto quando mi sono fatto male alle spalle.

Tutte queste esperienze mi hanno insegnato che le cose fatte al meglio sono certamente migliori, ma che tutto, soprattutto giocare a Golf, si può fare in ogni condizione di limitazione fisica e a qualunque età, fino all'ultimo giorno.

Una volta pensionato ho studiato più profondamente il mondo del Golf accorgendomi che c'erano aree, il passo di gioco e l'handicap, in cui era possibile migliorare il sistema innovandolo come:

FERMA L'OROLOGIO© dove un orologio su ogni tee indica sempre l'ora della partenza dalla buca 1 di ogni gruppo fino a che mantiene il passo di gioco previsto; rallentando il passo, l'orologio indica il ritardo, accelerando il passo, indica l'anticipo accumulati.

DAY HANDICAP© che assegna al giocatore l'handicap che lui ha effettivamente giocato in campo quel giorno; il programma elimina la stortura dell'attuale sistema handicap che arriva a far accumulare i punti di tre buche sul fortunato score di una sola.

Un sistema sinergico tra Greenkeeper, Direzione del Circolo e Giocatori. Avevo mappato tutti i green in sei zone distinte con una lettera da A fino a E + P che era la posizione pioggia, distribuite correttamente. La Direzione comunicava al Greenkeeper solo la lettera su cui posizionare le bandiere e il mio programma trasferiva sugli score individuali la loro posizione, infine stampava gli score adeguati al tipo di gara. Era anche in grado di gestire la posizione dei tee ed eventuali bandiere non nella posizione prevista dal sistema.

Sono stato all'avanguardia anche nella preparazione del campo di gioco:

Una volta ho usato le istruzioni di S. Andrews che offrivano la possibilità di ridurre a un quinto il numero dei paletti bianchi necessari a delimitare un lungo fuori limite dal profilo irregolare. La settimana dopo l'Autorità proibì una simile 'eretica' interpretazione, insensibile all'assurdo aumento del numero di paletti bianchi necessari. In una successiva occasione, in una gara ufficiale mi fu bocciata una Regola Locale che prevedeva che le 'tazze di irrigazione' di 150 piante appena messe a dimora fossero dichiarate T.R. in modo da proteggerle dando ai giocatori un free drop. Per accettare quella Regola Locale, l'Autorità pretendeva che ognuna di quelle 150 piante fosse circondata dalle 'REGOLAMENTARI' pietre artificiali.

Queste furono le ultime scintille che accesero il mio desiderio di esplorare se non potessero esistere modi alternativi di giocare a GOLF e così, oggi, sono nati i miei:

TOMORROW GOLF© con le sue REGOLE©.

TOMORROW GOLF© semplificato

IL GOLF DIFFUSO©

IL NUOVO CAMPO Di PRATICA DEL GIOCO©

I NUOVI MODI DI GIOCARE©

LE NUOVE CLASSIFICHE©

BRYSON HA RAGIONE© (bastoni single length)

LA SACCA© (quando e quali bastoni usare)

L'HANDICAP LIQUIDO©

LA DIMOSTRAZIONE DEL RAPPORTO BUCA/PALLA©

Dai miei studi sul Golf sono nati dei prototipi di bastoni da golf che oggi mi servono da ottimi allenatori per centrare lo sweet spot e una linea di putter in cui lo sweet spot è largo quanto è larga la loro faccia.

Tutta questa produzione fruisce anche in modo sostanziale della grande e meravigliosa esperienza che ho vissuto con i bambini e ragazzi; esperienza che spero di continuare a farla anche negli anni a venire.

Il Maestro di Golf Rolfe Passagrilli che insegna al Golf Club Marediroma ha realizzato nel 2017 e '18 una sua splendida idea nella quale ha riunito due missioni: la disseminazione efficace del Golf nella Scuola e un insegnamento alternativo delle Scienze motorie e sportive; nuovo sia nella sequenza temporale della sua esecuzione che nei modi con cui è stata realizzata la parte didattica.

Il Maestro Passagrilli è riuscito con grande intelligenza e un grande lavoro a riunire le forze sinergiche di un illuminato e innovatore Distretto scolastico, quello di Ardea, contiguo al Marediroma e quelle del Golf Club stesso, organizzando anche un piccolo staff di Istruttori volontari al quale ho dato la mia adesione con entusiasmo, limitando il mio campo al putting green dove ho maturato una sostanziosa esperienza con i miei studi necessari a realizzare la mia linea di putter, cosa che è fattibile solo avendo compreso cosa sia il putting come gioco.

Per due anni, 2017 – 18, l'intero Distretto scolastico di Ardea: i Dirigenti, Presidi, Maestri, Professori e Genitori si sono alleati per dare inizio all'esperienza della "Scuola a Golf". Si sono organizzate delle uscite didattiche di 4 giorni consecutivi nei mesi di aprile e maggio per ogni classe che a turno venivano al Golf Club Marediroma dal martedì al venerdì per tutta la giornata scolastica, quasi sempre più classi assieme nella stessa giornata.

In due anni, al Marediroma, sono passati oltre 650 bambini/ragazzi, maschi e femmine dalla 3° elementare fino alla 3° media che sono venuti a scuola di Golf ovviamente non per imparare a giocare a Golf, bensì per conoscerlo ma soprattutto per provare a sé stessi che con la disciplina e l'impegno avrebbero imparato che ognuno di loro, nessuno escluso, sarebbe riuscito a imparare e fare cose molto difficili.

Per inciso, in 4 giorni da 5 a 8 ore ciascuno, con gruppi di 50 – 80 alunni suddivisi in tre aree: colpi lunghi, approach e putt; alla gara finale di ciascun settore abbiamo ottenuto che il 10% aveva uno 'swing' che alzava la palla e l'80% colpiva la palla ad ogni colpo, le stesse percentuali per l'approach e il putt dove quel 10% ha riportato uno score con 1 – 2 colpi sotto il par e l'80% era entro 1- 2 colpi sopra il par, con putt da due a cinque metri su 9 buche di putting green. Gli swing finali sono stato filmati dal Maestro Rolfe.

È stato piacevole vedere che molti Maestri/Professori si sono uniti con entusiasmo ai ragazzi.

In quell'addestramento nessun reparto si è impegnato ad insegnare lo swing, a parte l'impugnatura, e i due o tre fondamentali: testa ferma e grip leggero perché l'obiettivo primario era quello di far colpire la palla, eppure in soli 4 giorni, partendo dallo zero golfistico assoluto si sono ottenuti risultati che io giudico eccezionali.

Faccio il seguente mio personalissimo commento: questa iniziativa che io considero grandiosa nelle sue dimensioni temporali, numeriche e per i risultati ottenuti, è stata benignamente lasciata a sé stessa dall'Autorità sportiva che ha generosamente contribuito con sei bastoni ibridi, sei wedge e quattro putter per un numero giornaliero di alunni che variava da 50 a 80 e, per una settimana, è stato di 120.

Quello che io considero il successo più grande è stato il pensiero spontaneo espresso l'ultimo giorno ad alta voce da molte bambine e bambini: "Ho imparato che posso fare tutto quello che voglio se mi impegno".

Credo che siano poche le emozioni che possano scendere più profondamente nell'anima.

COSA VOGLIO E PERCHE' L'HO FATTO

Il mio lavoro, grazie alle basi all'estero dove si stava per qualche mese a Los Angeles, Caracas, Sydney, Tokyo, Bangkok e altre, mi ha permesso di giocare, frequentare e conoscere il Golf a tutti i livelli, dai Golf Club più esclusivi a quelli pubblici, magari in mezzo al deserto (Valle della Morte e Outback Australiano).

Questa conoscenza, comparando le folle di golfisti Americani, Canadesi, Inglesi. Sud Africani, Australiani, Thailandesi, Giapponesi con il dorato isolamento del Golf Sud Americano ed Europeo continentale, mi ha fatto capire i motivi per cui il Golf ha avuto uno sviluppo così fortemente differenziato: milioni contro migliaia (spesso poche) di Golfisti, pur partendo dalle stesse basi sociali.

La preistoria golfistica parla dei pastori scozzesi, ma già nel 1400 sono i reali di Scozia a giocarlo, però assieme ai caddie o Common che però erano famosi come Golfisti; nell'800 sono i militari di rango e l'alta borghesia ma sempre assistiti da caddie o forti giocatori borghesi, col Golf moderno da fine '800 in poi sono i Professionisti, tutti provenienti dal mondo dei caddie o dai fabbricanti di bastoni e palle da golf. Sono pochi i campioni appartenenti all'Upper class, tanto è vero che i giocatori, anche più famosi, sono esclusi dalle Club House come i caddie e la gente comune.

È questo uno dei fattori, a mio parere, che ha maggiormente attratto le folle verso il Golf: lo giocavano i componenti delle Upper class, ma i campioni erano tutti provenienti dalle file della gente normale. Non solo, anche negli USA era lo sport dell'Upper class, ma sempre i caddie o la Lower class fornisce quasi tutti i campioni che vengono celebrati dalla stampa a livello nazionale in prima pagina.

Ecco il trucco: la disseminazione sui mezzi di comunicazione comune, non solo quella sulle riviste e canali TV specializzati.

L'impresa di Francis Ouimet, un caddie bambino a Brooklyne che nel 1913, a 20 anni, sul suo campo vince lo US Open contro Vardon e Ray, i più famosi del tempo, riempie le prime pagine di tutti i giornali quotidiani americani.

Non solo per questo, ma anche per questo, oggi gli Stati Uniti hanno un golfista ogni 10 abitanti; sarebbe meglio dire che aveva alla fine del secolo scorso perché anche lì il numero di golfisti è in calo, iniziato con la crisi, è vero, ma non solo per la crisi; è il Golf che non essendosi adeguato ai tempi sta perdendo piede.

La causa? I biblici tempi di gioco sono la causa principale, incompatibile con la vita moderna.

È provato da molti anni che qualsiasi evento o spettacolo di qualsiasi genere deve durare al massimo due ore, superate le quali perde d'interesse per gli spettatori e per gli attori quando non sono professionisti.

Il Golf attuale non solo non li ha accorciati ma addirittura li ha allungati persino a livello professionistico dove sul PGA Tour si sono raggiunte le 6 ore e mezzo senza che siano stati presi provvedimenti in merito!

Qui in Italia, oggi, abbiamo il nostro Ouimet, non per la provenienza sociale di Francesco Molinari, ma perché è l'Italia che golfisticamente proviene dalle classi golfistiche più basse a causa dei numeri irrisori di golfisti che riesce a produrre. Italia che, nonostante tutto, è riuscita a entrare nell'élite del Golf mondiale con le sue figure di singoli giocatori: il putt di Rocca, la vittoria di Rocca su Tiger alla Ryder Cup, i fratelli Molinari Campioni del Mondo ed entrambi alla Ryder Cup assieme nella stessa edizione e infine l'apoteosi di Francesco Molinari che in sei mesi ha sbaragliato tutti, uguagliando il record al Quicken Loans, vince l'Open sul campo più difficile senza un solo bogey nelle due ultime giornate, alla Ryder Cup fa il pieno di punti vincendo tutti gli incontri; cosa riuscita, credo, a non più di altri due giocatori.

Di tutta questa saga, quanto è arrivato all'uomo della strada? 10 secondi sui telegiornali della sera e un solo TG gli dedica meno di 2 minuti, meno di 120 secondi, il lunedì!

I milioni di individui sono sulla strada, non nei Circoli di Golf; la loro attenzione si attira con i quotidiani e le TV generaliste che sono entrambi a pagamento.

Chi può e soprattutto DOVREBBE farlo?

Come diavolo pensiamo di fare i milioni o le centinaia di migliaia di golfisti, col passaparola e solo con i Maestri?

È questa la domanda principale! È un dato di fatto provato che il magnete che attira le persone sono i supereroi e quando il supereroe è in carne e ossa, diventa la prova che l'individuo normale può riscattarsi anche senza essere in possesso di superpoteri.

Attraverso il Golf, Francesco è diventato un supereroe ammirato e applaudito da tutti, perché non posso provarci anch'io?

Ovviamente questo ragionamento l'uomo della strada può farlo solo dopo averlo saputo dai giornali o dalla TV. Così è stato nel tennis degli anni '70 - '80 quando comprando una racchetta, qualche palla e affittando il campo da tennis per un'ora con l'amico si è potuto provare a giocarlo.

I campi da tennis sono fioriti come margherite. Questo però è successo dopo che i Sirola, Pietrangeli, Gardini, Lea Pericoli, Panatta ecc. avevano conquistato i giornali e le TV, non per un singolo evento ma perché sono stati seguiti per anni dal momento che hanno conquistato una vittoria significativa. Dipende solo dagli investimenti dell'Autorità sportiva che Francesco Molinari, oltre al supereroe che è già nei fatti, lo diventi anche per l'uomo della strada.

La strada del successo di uno sport è già stata tracciata, manca solo la liberalizzazione del Golf come sport che si può apprendere anche con l'amico che te lo fa provare.

QUESTO È ESATTAMENTE CIO' CHE STO PROPONENDO IO.

Io ho ideato il software per farlo funzionare, per l'hardware ho proposto il GOLF DIFFUSO© e il NUOVO CAMPO Di PRATICA DEL GIOCO© da incentivare economicamente.

Con questo hardware e con la trasmissione del mio software da golfista a neofita si può arrivare a creare un numero di Golfisti che ci allinei con tutti quegli altri Paesi.

PERCHÉ SONO COSI' INSISTENTE NEL PROPORRE IL GOLF COME SPORT DI MASSA?

Perché il Golf è praticamente l'unico sport che ha una funzione sociale di lunghissimo periodo nella vita delle persone che lo praticano perché nessun altro sport è 'dosabile' come il Golf sulle capacità fisiche disponibili del giocatore senza mai perdere attrattività e competitività.

È il Golf che si adatta alle performance del giocatore. L'ho dimostrato nella mia SACCA© e lo dimostra Rancho Park, Golf Club pubblico a Los Angeles (uno dei tanti) che negli anni '90 vendeva 115mila greenfee all'anno e 112mila in questi ultimi anni, dall'alba a 1 ora prima del tramonto, sette giorni a settimana.

È evidente che la popolazione golfistica su quel campo, nell'arco della settimana. è composta per il 60% da pensionati e per il 40% da popolazione attiva sul lavoro.

Questo non significa che il Golf è lo sport per vecchi perché quel 60% di pensionati ha giocato a golf fin dalla sua gioventù; il fatto che in una settimana i pensionati siano il 60% è causato dal nostro tipo di società; dal lunedì al venerdì si lavora dalle 9 alle 5, quindi la popolazione attiva gioca solo le ultime due ore delle giornate lavorative e nei week end. Solo nei Paesi golfisticamente arretrati ci sarebbe un periodo di transizione durante il quale sarebbero i pensionati quelli in numero realmente maggiore.

Sarei curioso di conoscere i dati della spesa sanitaria degli anziani golfisti nel bacino di utenza di Rancho Park che, per inciso, ha quella frequentazione per la sua posizione all'interno del centro abitato e per il fatto che io ci potevo andare in autobus da Santa Monica; mi sto riferendo alla qualità dei trasporti afferenti quel campo da golf.

Io e i miei compagni di gioco, tra i 73 e gli 80 anni, giochiamo 4 giorni a settimana su 9 buche, siamo vivi, attivi e in salute, quella rimasta; soprattutto siamo più che convinti che è anche grazie al Golf che possiamo ancora dare una mano a figli e nipoti invece di doverne chiedere l'aiuto.